FLOW, di Katia Stedile

Il concetto di flow, “flusso”, fu introdotto dallo psicologo americano Csikszenthmihalyi nei primi anni ’70. Egli chiamò “flusso di coscienza” uno stato mentale nel quale si prova un’”esperienza ottimale”, in cui la prestazione è al massimo e lo stato d’animo è positivo, a condizione però che le sfide e le capacità siano bilanciate, che gli individui percepiscano di avere un alto grado di abilità e sentano di affrontare un compito adeguatamente impegnativo. La completa immersione nel compito fino alla perdita della dimensione fisica e temporale, il piacere che si prova nel controllo e nella realizzazione dell’attività, accrescono la motivazione intrinseca a ripetere l’esperienza incrementando le capacità personali. Negli ambienti mediati dal computer affinché il flow si realizzi, gli utenti devono concentrarsi sull’interazione con il sistema e trovare un bilanciamento tra le proprie abilità e capacità e le sfide che si trovano davanti. Nella progettazione dell’e-learning il mantenimento dello stato di flow è favorito dalla capacità di interazione e socializzazione dell’esperienza da parte dei tutor, dalle capacità dell’utente, da compiti e attività stimolanti, con livello di sfida ottimale, contenuti ed elementi dell’interfaccia aggiornati, piattaforme veloci. Lo studente è portato a mantenere e ripetere il flow nell’ambito della stessa attività e ad estenderlo ad altre più complesse, con progressivo aumento delle sue abilità. La dispersione interrompe lo stato di flow, causando abbassamento motivazionale, necessario questo a percepire l’esperienza della navigazione come stimolante e gratificante.
Scrive lo psicologo teorico del flow: “I momenti migliori si verificano quando il corpo o la mente sono tesi al limite in uno sforzo volontario di ottenere qualcosa di difficile e per cui vale la pena di lottare”. (Katia Stedile, 2010)

 

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